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Paolo Acunzo, MFE: Troppo “presente”, poco reale futuro nel discorso sull’Unione…….

Ogni anno di questi tempi si assiste al discorso del Presidente in carica della Commissione europea sullo Stato dell’Unione di fronte al Parlamento Europeo riunito solennemente in plenaria per l’occasione. Anche quest’anno la Presidente Ursula Von der Leyen ha celebrato questo rito, evidenziando giustamente il grande contributo dato dalle istituzioni comunitarie per far rialzare il vecchio continente da uno dei periodi più traumatici della sua storia contemporanea.

Con orgoglio ha rivendicato i risultati raggiunti con il lancio del piano Next Generation EU che include il Green Deal, il Recovery Fund, il Sure, con le transizioni ambientale e digitale come priorità complessive. Un vero salto di qualità, a dimostrazione che l’Unione può funzionare, a patto che gli Stati membri siano pronti ai necessari compromessi e ad una adeguata condivisione di sovranità. Una condizione però tutt’altro che scontata e attualmente strettamente legata ad un contesto esterno traumatico, speriamo difficilmente replicabile, talmente grave da non lasciare altre scelte ai governi nazionali.

La Von der Leyen ha annunciato le future proposte della Commissione europea per una reale Unione sanitaria, il rafforzamento dell’area Schengen e la già promessa introduzione di un salario minimo europeo. Ha rilanciato sull’importanza di un’azione congiunta sul piano internazionale a sostegno della cooperazione internazionale e del sistema di istituzioni multi-laterali, accanto al rafforzamento di tutte le alleanze e partnership europee, a partire dalle nuove con i paesi Balcani. Ha affrontato esplicitamente i problemi nelle relazioni con Cina, Turchia e Russia, confermando la decisione del Consiglio di schierarsi in modo deciso dalla parte della Bielorussia. In generale ha ribadito la fermezza europea sul rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. Un tema fondamentale anche sul piano interno, anche rispetto ai diritti della comunità Lgbtqi.

Ha parlato di valori e mercato comuni, di fiducia internazionale sulla stabilità dell’Euro, ma anche della necessità di investire su infrastrutture e banda larga, supercomputers e innovazione tecnologica che porteranno a creare l’identità telematica e il cloud dati europei. Ha richiamato il governo UK ai suoi obblighi negoziali dovuti dalla necessità di trovare una qualche forma di accordo in seguito alla Brexit e ha posto la UE in pole position nella corsa per la ricerca globale del vaccino anti Covid.

Nel suo lungo discorso ha toccato molti punti qualificanti già presentati dalla Commissione europea nei mesi scorsi, ma ha ben evitato di spiegare come questi potranno essere raggiunti senza parlare di quelle riforme istituzionali necessari per realizzarli. Così quando ha preso l’impegno di modificare la politica migratoria comune, chiedendo un maggior corresponsabilità a tutti gli stati membri, non ha spiegato come potrebbe convincerli a modificare il Trattato di Dublino dopo che il suo predecessore Junker fallì in questo intento. Non ha parlato di come convincerà i paradisi fiscali all’interno della UE a far propria una Web tax europea sulle grandi multinazionali o a introdurre quelle risorse proprie europee necessarie per la realizzazione delle importanti politiche comuni sopracitate quando vari paesi membri si trincerano dietro lo slogan della sovranità nazionale, a partire proprio da quella fiscale.

Nella sostanza la Presidente si è limitata a ricordare l’importanza dello stato delle cose fatte o concordate per uscire dalla crisi epocale a seguito della pandemia, ma non ha lanciato una prospettiva di sviluppo a lungo raggio nel tentativo di spiegare come si potranno prendere complesse decisioni e governare insieme queste ingenti risorse senza ricadere in estenuanti negoziati a ribasso causati dall’opposizione frugale di qualche piccolo paese che antepone interessi particolari a quelli comuni. Eppure avrebbe avuto l’occasione richiamandosi al previsto lancio della Conferenza sul futuro dell’Europa, richiedendo ad alta voce che in questa sede vengano discusse quelle riforme istituzionali necessarie per far fare un salto di qualità alla efficacia ed efficienza della complessa governance europea.

D’altronde il discorso era sullo Stato dell’Unione e non sulle forme democratiche per completare una Unione politica di cui abbiamo urgente bisogno se vogliamo cambiare in profondità questo stato delle cose nel prossimo futuro.

 

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