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Fabio Roccuzzo, Focus Europe: lo Stato dell’Unione prossimo ci dirà se Next Generation è solo un titolo…..

Nell’immaginario collettivo del cittadino medio europeo – soprattutto di quello appartenente agli Stati membri con economie in sofferenza, caratterizzati da precarietà e preoccupazioni quotidiane – l’Unione Europea, più comunemente e erroneamente definita “Europa”, è considerata e vissuta, come sinonimo di soggetto erogatore di risorse finanziarie, piuttosto che soggetto politico sovranazionale cui è preposto il compito di assumere decisioni di vitale importanza per 27 Stati membri e per i cittadini degli stessi.
In quelle stesse regioni e aree geografiche periferiche dell’Europa, dove i livelli di disoccupazione sono altissimi e la percentuale di prodotto interno lordo si caratterizza per essere tra le più basse dei paesi dell’Unione, l’Europa diventa anche sinonimo di sostegno alle politiche del lavoro, all’utilizzo di contributi per l’imprenditoria agricola, soggetto al quale è assegnata la risoluzione dei problemi.
In una parola, per molti cittadini europei, Europa equivale a fondi europei, a Istituzione che sostiene attività e funzioni indispensabili per la vita quotidiana, a motore dello sviluppo socio-economico dei territori.
Dunque, il livello medio di aspettativa del cittadino europeo circa il ruolo e le funzioni dell’Unione Europea, nelle aree geografiche più difficili e complesse, ma non solo, è prevalentemente indirizzato al soddisfacimento di bisogni, all’appagamento di interessi legittimi.
Tale quadro, alla luce della drammatica pandemia in corso, ha ulteriormente accresciuto e rinnovato paure e insicurezze rendendo incerta la percezione del futuro di tanti cittadini europei.
È indubbio che l’emergere di una profonda perdita di identità dell’Unione dovuta alla crisi finanziaria di questi anni, alla politica economica e al fenomeno migratorio in particolare, abbiano accresciuto e amplificato la disaffezione verso le Istituzioni Europee e dato vita a una alterata percezione dei ruoli e delle funzioni delle stesse, ma è altrettanto vero che un esercizio più consapevole della cittadinanza europea, probabilmente metterebbe molti cittadini europei nella condizione di giungere a valutazioni meno istintive e più rispondenti alla realtà delle cose.
È quindi necessario mettere in atto e sostenere una capillare azione di promozione dell’Unione Europea, dei suoi valori, della sua storia, per giungere alla consapevolezza che ogni azione utile al rafforzamento e alla salvaguardia dell’Unione è un’azione tesa al rafforzamento di ogni Stato membro e del miglioramento delle condizioni della qualità della vita di ogni cittadino europeo.


In una fase storica dove egoismi sovranisti e nostalgie autarchiche cavalcano il malcontento e l’ignoranza, mettendo in discussione il ruolo dell’Unione Europea e delle sue Istituzioni, è necessario compiere uno sforzo maggiore nelle attività di disseminazione della cultura europea, offrendo ai cittadini maggiori occasioni di confronto e discussione, occasioni che siano in grado di spiegare e sostenere con convinzione, le ragioni profonde e nobili per le quali vale la pena restare europeisti, rifuggendo da posizioni antieuropeiste anacronistiche e pericolose, oggi rafforzate dalle drammatiche conseguenze sul piano sociale ed economico che il Covid 19 ha determinato nel tessuto sociale ed economico.
Porre dunque l’accento sullo “stato dell’Unione” alla luce del recente intervento della Presidente della Commissione Europea Ursula Van Der Leyen rappresenta un’occasione per affrontare temi e individuare soluzioni in grado di rendere meno fragile la comunità di valori composta dai cittadini europei, nell’intento di trasformare la fragilità in nuova vitalità, per affrontare in modo resiliente il futuro che ci aspetta.
La vera sfida dell’Unione è oggi trovare un equilibrio tra lavoro, salute, economia e libertà in una delle fasi storiche più difficili e travagliate della sua storia.
È pertanto ineludibile porsi l’obiettivo della costruzione di un’Unione Europea della Sanità più forte, più preparata e in grado di gestire efficacemente le minacce attuali e future per la salute dei cittadini europei.
Una Europa della Sanità che sia in grado di restituire al pubblico la cabina di regia di servizi ai cittadini primari e non negoziabili come quello alla salute, un’Europa della Sanità che sappia investire sia in chiave economica che di risorse umane, nella costruzione di un’Agenzia Europea per la ricerca e lo sviluppo in campo biomedico.
Oggi più che mai la tutela della salute dei cittadini europei e la dimensione pubblica dei servizi erogati debbono diventare una priorità assoluta.

Lavoro, Salute Economia e Libertà, possono avere un punto certo di caduta credibile se implicano il contrasto alla disoccupazione e il sostegno alle fasce più deboli attraverso la riconsiderazione e la rimodulazione delle misure e delle azioni capaci di assicurare reddito.
Aver dunque posto come prioritario l’obiettivo della creazione di un quadro europeo per il Salario Minimo attraverso un’apposita proposta legislativa, rappresenta una evoluzione rilevante in grado di offrire stabilità, fiducia e visione positiva del futuro dell’Unione. 

NexGenerationEu, Salario Minimo, Green Deal, rappresentano i pilastri  sui quali costruire la nuova  dimensione dell’Unione, costituiscono le strade da percorrere per compiere una trasformazione consapevole e equa, offrono la visione e la prospettiva giusta in grado di strutturare il prossimo decennio come il decennio digitale europeo.
Ma nessuna delle sfide che attendono l’Unione potrà mai raggiungere l’obiettivo di una rinnovata credibilità delle Istituzioni europee se non viene ripensato l’approccio e il metodo con il quale l’Europa affronta la questione della migrazione.
Un metodo e un approccio ipocrita e inefficace figlio dell’assenza di una visione politica matura e condivisa ma al contrario sovente condizionata da egoismi e approcci culturali profondamente diversi tra loro.
In tempi difficili come quello attuale, lo slogan “Uniti nella Diversità e nelle Avversità”, deve trasformarsi in scelte e decisioni in grado di costruire una società europea più sana, più forte, più rispettosa dei diritti dell’uomo, più giusta.
La prossima generazione di europei, la NextGenerationEu, attende scelte forti, chiare, decise.
Questa Unione, seppur imperfetta, deficitaria, spesso indecisa e litigiosa, sta assumendo scelte e decisioni insperate fino a qualche anno fa, siamo passati da un rigoroso e formalistico approccio al rispetto del patto di stabilità ai Recovery Fund, allo Strumento Europeo contro la disoccupazione, al Meccanismo europeo di Stabilità.
La pandemia del Covid 19 e la drammaticità con la quale si è manifestata, ha costretto tutti gli attori dell’Unione a ripensare tempi e modi, ha impresso un’inevitabile accelerazione, obbligando il Consiglio e la Commissione a superare sterili formalismi per svoltare nella direzione del sostegno concreto e tangibile agli Stati membri e ai cittadini europei.
È la strada giusta, è l’unica strada possibile.

Fabio Roccuzzo
Direttore Focus Europe Laboratorio Progettuale per l’integrazione europea

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