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Con l’estate ritorna il problema degli incendi boschivi: quali interventi prevede il PNRR?

Per mesi abbiamo assistito,assieme, alla crisi pandemica provocata dal Covid-19, ed abbiamo sentito parlare di Recovery Plan come strumento per risollevare l’Europa da una tragedia che ha cambiato il mondo. Nel frattempo è arrivato e già passato come un fulmine il 30 aprile 2021, data ultima per presentare alla Commissione Europea lo strumento attuativo di tale piano, ovvero il PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Una delle Missioni del Piano è la “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, ed in particolare, la quarta componente di tale missione, “Tutela del territorio e della risorsa idrica”, prevede rilevanti interventi sul dissesto idrogeologico, sulla forestazione e tutela dei boschi, sugli invasi e la gestione sostenibile delle risorse idriche e sulle infrastrutture verdi urbane.

A fine 2019, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato, attraverso lo European Green Deal, che l’Europa sarà a impatto climatico zero entro il 2050: obiettivi principali di uno dei 6 pilastri del PNRR, la transizione verde, è ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55 per cento entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che “Il regolamento del NGEU prevede che un minimo del 37 per cento della spesa per investimenti e riforme programmata nei PNRR debba sostenere gli obiettivi climatici”, ci rendiamo conto dell’importanza che assume questo argomento nel contesto generale.

Parole come “tutela dei boschi e delle foreste”, “riduzione di emissioni di gas serra”,  “cambiamenti climatici”, “calore e siccità”, ci portano inevitabilmente alla mente gli incendi che hanno devastato  le foreste la scorsa estate, dalla foresta amazzonica agli incendi nel bacino mediterraneo, fino ad arrivare ai 500 e oltre incendi che hanno interessato le regioni italiane, da nord a sud, con conseguente perdita di vite umane e animali e del patrimonio edilizio.

È evidente che la tutela delle foreste ed i cambiamenti climatici sono elementi strettamente connessi, non fosse altro per il fatto stesso che le foreste, i boschi e la vegetazione, assorbendo il carbonio, sono determinanti nel ridurre tali cambiamenti, come si evince dall’annuario 2020 dell’ISPRA:

Contributo delle foreste nazionali al ciclo globale del carbonio

Eppure, nonostante ciò, la parola “incendi” non compare mai nelle 273 pagine del PNRR!

Si parla di “sistema di monitoraggio che consenta di individuare e prevedere i rischi”,  di controllo del territorio attraverso  dati cartografici che sfruttano i sistemi di osservazione satellitare, ma mai un riferimento diretto e concreto (anche in termini economici) a tale problematica.

Se nella premessa del PNRR si sostiene che “l’Italia è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici e, in particolare, all’incremento delle ondate di calore e delle siccità”, non si può non considerare un riferimento ed un’attenzione maggiore al problema degli incendi, ed al fatto che il nostro territorio è fortemente minacciato da un aumento di tali eventi.

In Italia, boschi e foreste coprono una superficie di 10,9 milioni di ettari – equivalenti a circa il 36% della superficie nazionale totale – in cui sono accumulati 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio organico corrispondenti a 4,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (Fonte Mipaaf). Di questi solo il 18% sono correttamente monitorati attraverso idonea strumentazione.

L’obiettivo 15 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo SostenibileProteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica” si proponeva, entro il 2020, di arrestare la deforestazione ed entro il 2030 di combattere in ogni modo il degrado del suolo e la desertificazione per proteggere la biodiversità: le aree con maggiore valore di biodiversità sono presenti nelle aree montane del Sud Italia.

Inoltre, nel Sud Italia la gestione dell’emergenza incendi richiede maggiori sforzi a causa della conformazione orografica del territorio, delle condizioni meteo-climatiche e della elevata densità abitativa.

Numero totale incendi nell’ultimo decennio – dati percentuali in rapporto al dato nazionale

Secondo il Sistema Europeo d’informazione sugli incendi boschivi (EFFIS – European Forest Fire Information System) di Copernicus (https://www.copernicus.eu/en), anche nel 2019 le Regioni del Sud sono state le più colpite da tali eventi, come dimostra il seguente grafico:

Ecco allora che ogni estate si ripresenta il problema della gestione dei roghi, per spegnere i quali, con elicotteri e canadair, si spendono tantissimi soldi pubblici: ci si concentra sull’emergenza piuttosto che sulla prevenzione attiva, che è il vero ed efficace strumento di lotta antincendio.

Occorre passare dal fire control (spegnimento dell’incendio) al fire management (gestione dell’elemento fuoco)!

Se analizziamo la situazione dei Piani AIB (antincendio boschivo) nelle tre regioni del sud maggiormente colpite, notiamo che in tutti e tre i casi le revisioni dei nuovi piani (Maggio 2020 per la Regione Calabria, Giugno 2020 per la Regione Campania e Gennaio 2021 per la Regione Sicilia)  rispetto alle versioni precedenti hanno giustamente riguardato le attività legate alla prevenzione e alla lotta attiva agli incendi.

In riferimento all’analisi degli incendi in Campania nei primi quattro mesi del 2020 si legge:

Le condizioni meteo hanno fatto registrare, nel mese di gennaio e aprile, un valore tre volte superiore sia in termini numerici, sia in termini di superficie percorsa dal fuoco, rispetto alla media del decennio precedente.”

Inoltre “Si evidenzia che, nonostante le restrizioni determinate dal COVID-19 che limitavano sia le attività selvicolturali che agricole e che, in generale, obbligavano i cittadini al confinamento nel proprio domicilio, dalla lettura dei dati non si denota una particolare conseguente limitazione del fenomeno degli eventi incendiari.”

Negli anni la Comunità Europea ha investito ingenti somme per avviare una rete di rilevamento automatico degli incendi boschivi, ma sono pochissimi i casi nei quali tali sistemi sono stati concretamente realizzati e, soprattutto, messi in funzione. Purtroppo, attorno al business dello spegnimento degli incendi gravitano molti interessi, dalla fornitura di attrezzature speciali alle ore di volo di mezzi privati.

Se è vero che i fondi del PNRR saranno attentamente monitorati, forse è arrivato il momento di risolvere definitivamente questo annoso problema!

Partiamo dal presupposto che per spegnere un incendio tempestivamente occorre innanzitutto individuarlo precocemente, poi localizzarlo con precisione di giorno e di notte anche in presenza di nuvole e infine individuare il principio di incendio (luogo di sviluppo del focolaio) quando le sue dimensioni sono ancora minime: un avvistamento precoce e tempestivo consentirebbe di ridurre i tempi di reazione e dispiegare per tempo sul territorio le forze di contrasto, limitando i danni ambientali, sociali ed economici.

Fino a qualche anno fa i sistemi di monitoraggio locali (sistemi di rilevamento con telecamere all’infrarosso, motion detection, sensori di monitoraggio ambientale, utilizzo di apparati UAV -Unmanned Aerial Vehicle – e creazione di complessi modelli di propagazione) erano di gran lunga più efficienti di quelli satellitari, soprattutto per i tempi di individuazione del rogo, che andava dai pochi secondi del primo ai 20/30 minuti del secondo.

Oggi invece le osservazioni satellitari  possono rappresentare una valida alternativa, o completamento, alle osservazioni tradizionali, a patto che abbiano caratteristiche adeguate, che rispondano cioè a determinate esigenze quali appunto tempestività dell’osservazione, rapidità nella messa a disposizione del dato, affidabilità (falsi allarmi) ed estensione territoriale (individuazione di incendi anche di piccole dimensioni).

Ritornando allora alla domanda dell’articolo, nel PNRR, uno degli investimenti all’interno dell’ambito di intervento “Rafforzare la capacità previsionale degli effetti del cambiamento climatico” è la “Realizzazione di un sistema avanzato ed integrato di monitoraggio e previsione”.

In particolare, il piano afferma che per il raggiungimento degli obiettivi “sarà fondamentale, in primo luogo, dotare il Paese di un sistema avanzato ed integrato di monitoraggio e previsione, facendo leva sulle soluzioni più avanzate di sensoristica, dati (inclusi quelli satellitari) e di elaborazione analitica, per identificare tempestivamente i possibili rischi, i relativi impatti sui sistemi (naturali e di infrastrutture), e definire conseguentemente le risposte ottimali”.

Nel Piano pertanto viene affrontata concretamente la necessità per l’Italia di fornirsi di sistemi di monitoraggio per “prevedere” i rischi sul territorio e, anche se non si fa espressamente riferimento agli incendi, c’è la consapevolezza che occorre sfruttare le nuove tecnologie (dati territoriali provenienti dai sistemi di osservazione satellitare, sensoristica avanzata) per sviluppare idonei piani di prevenzione.

Ovviamente quando si parla di prevenzione non necessariamente dobbiamo pensare a strumentazione tecnica (centrali di monitoraggio) o viali tagliafuoco, a volte inutili perché difficili da manutenere in zone impervie, soggette a vandalismo ed a volte anche dannosi.

La prevenzione va fatta soprattutto attraverso la pianificazione forestale e ambientale, con interventi selvicolturali,  migliorando la qualità delle cenosi boschive, effettuando una corretta gestione dei pascoli e, non in ultimo, sensibilizzando le comunità locali.

Mitigare il rischio incendi attraverso la selvicoltura preventiva e sistemica consente di aumentare la resistenza degli ecosistemi  e proteggere il sistema foreste, il tutto in un’ottica di conservazione della biodiversità.

Per approfondimenti:

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