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La SNAI nella nuova programmazione. Capitolo 2: c’è spazio per il FEASR!

Tra certezze, poche, e dubbi, molti, soprattutto in considerazione dell’allora ancora mancante pacchetto normativo ufficiale della PAC 2023-2027, a luglio ci siamo lasciati con una serie di punti interrogativi ai quali, man mano che l’Accordo di Partenariato Italia viene definito in tutte le sue parti, è possibile dare alcune risposte.

Abbiamo una certezza: la programmazione 2021-2027, per i fondi SIE, e 2023-2027 per la PAC, continuerà a sostenere la Strategia Nazionale per le Aree Interne, che sarà allargata anche a nuove aree. Se da una parte, infatti, le aree progetto già individuate nel 2014-2020, e nell’aggregazione allora definita, <<potranno proseguire con ulteriori investimenti e interventi, aggiornando le strategie già adottate e valorizzando l’investimento istituzionale, amministrativo e operativo realizzato, anche grazie all’aggregazione permanente dei Comuni>>, dall’altra, nuove aree progetto saranno selezionate <<su iniziativa delle Regioni, sulla base della mappatura nazionale aggiornata al 2020, dando priorità a comuni periferici e ultraperiferici e considerando, contestualmente, indicatori demografici, economici, sociali o ambientali che evidenzino maggiori criticità rispetto alle altre aree regionali, e la propensione dei Comuni a lavorare nella forma associata intercomunale>>, a garanzia dell’attuazione degli interventi strategici. Punto centrale, quindi, rimane il rafforzamento della capacità amministrativa delle compagini comunali e viene, nel contempo, confermata la governance multilivello tra Stato, Regioni e Associazioni di Comuni.

La mappa 2020 già proposta alle regioni, in verità  ancora oggetto di verifiche e revisioni regionali, incentrata sui criteri già adottati, tenendo conto dei nuovi confini amministrativi, ha identificato nuovamente, con tecniche innovative e aggiornate,  i Poli intercomunali, ovvero i centri di offerta di servizi, e gli altri comuni che a tali poli fanno riferimento, sulla base della distanza che li separa. Va subito precisato che la distanza che separa questi comuni dai poli è espressa in termini di tempi medi di percorrenza stradale effettiva, calcolati negli orari di punta dei giorni feriali di una settimana di riferimento di ottobre 2019, e che, sulla base di tale distanza, i comuni che a questi poli fanno riferimento vengono classificati i comuni di cintura, intermedi, periferici e ultra periferici.

Sapere che le aree interne avviate sperimentalmente nella programmazione che sta per chiudersi avranno nuova linfa e potranno completare il percorso già avviato, conforta chi ha creduto in questo approccio allo sviluppo territoriale che ha visto protagoniste le aree più interne, chiamate a costruirsi da sole le basi per la propria sopravvivenza, nell’ottica di una progressiva e stabile inversione di tendenza di quegli indicatori che le indirizzavano verso processi irreversibili di spopolamento, con conseguenze disastrose per l’ambiente.

Sapere, inoltre, che anche altri territori, con caratteristiche simili, potranno godere della stessa chance, non può che aumentare la speranza di rinascita di quei territori, che proveranno ad invertire la tendenza in atto ponendo in campo strategie di sviluppo adeguate.

Non è ancora ben chiaro il meccanismo che porterà alla individuazione di queste ulteriori aree, ma è verosimile che, laddove le regioni non dovessero optare per una apposita procedura di evidenza pubblica, saranno le stesse aree, spontaneamente, a proporsi alle rispettive regioni.

Saranno finanziate nell’ambito dei programmi operativi 2021-2027 con le risorse derivanti dai Fondi SIE (FESR, FSE+, JTF, FEAMPA) e con quelle della Legge di stabilità nazionale, ma è anche esplicitamente previsto il sostegno del FEASR, nell’ambito del Piano Strategico Nazionale (PSN) 2023-2027.

Trattandosi di sviluppo territoriale, ai sensi dell’art. 28 del Reg (UE) 2021/1060 (RDC), le strategie di sviluppo territoriale potranno assumere tre forme:

  • investimenti territoriali integrati;
  • sviluppo locale di tipo partecipativo;
  • un altro strumento territoriale che fornisca sostegno alle iniziative elaborate dalla Stato membro.

Una forma che permetterebbe la partecipazione diretta del FEASR alla SNAI è lo sviluppo locale di tipo partecipativo, sia nella versione plurifondo che monofondo, attuato dai Gruppi di Azione Locale (GAL) che, attraverso il LEADER di cui all’art. 71 del nuovo regolamento FEASR, saranno presenti anche nella PAC 2023-2027.

Peraltro, i tavoli tecnici MIPPAF – Regioni/Province autonome, hanno di fatto licenziato una prima scheda di intervento Leader, nella quale è ben evidenziata l’integrazione Leader/SNAI e il ruolo importante dei GAL. Altre forme sarebbero possibili, ma lo capiremo meglio nel prosieguo dei lavori, visto che la procedura attivata per la presentazione dei Piani Strategici Nazionali FEASR 2023-2027 alla Commissione europea, dovrebbero avere una finestra temporale flessibile, che va dal 1° gennaio 2022 al 28 febbraio 2022, cui seguirà una fase negoziale che porterà all’approvazione definitiva del Piano Strategico Nazionale, comprensivo delle diverse declinazioni regionali/provinciali.

In attesa di un segnale ancora più forte che potrebbe giungere dal PSN, possiamo sin d’ora affermare che, nell’ambito dell’intervento Leader, le singole regioni/province autonome potranno assicurare il sostegno del FEASR anche alla seconda fase della SNAI e potranno farlo sia nella logica più ampia dello sviluppo locale di tipo partecipativo, con il sostegno tutti i fondi, sia nella logica monofondo del Leader, cofinanziato dal solo FEASR, ma integrato nella strategia con gli altri fondi.

La strada già tracciata nel 2014-2020 ci racconta di tanti esempi virtuosi, alcuni di quali stanno di fatto anticipando aspetti propri del Patto rurale e del Piano d’azione rurale dell’UE per rendere La visione l’Europa rurale più forte, connessa, resiliente e prospera entro il 2040, della quale ci ha parlato la collega Anna Davino in un suo recente articolo e sulle cui esigenze di coordinamento e integrazione con le altre politiche, soprattutto quelle attive, è necessario ritornare e riflettere.

A prescindere da questa ultima considerazione, è evidente, comunque, la necessità di proseguire su questa strada e, indipendentemente dalla tempistica, peraltro non ancora nota, che sarà dettata dalle singole regioni, è opportuno che le aree interessate, sia quelle già attive, le cui strategie vanno aggiornate, che quelle nuove, le cui strategie vanno definite e candidate, si preparino adeguatamente ad affrontare questa sfida.

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