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Pubblicato l’indice DESI 2021

Nel 2015 la Commissione Europea ha introdotto il Digital Economy and Society Index, meglio noto come Indice DESI, per monitorare la competitività digitale dei paesi dell’UE ed aiutare ogni singolo Stato a identificare le aree maggiormente carenti e che richiedono azioni ed investimenti prioritari.

Nel 2021 la Commissione ha adeguato il DESI affinché rispecchiasse le due principali iniziative politiche che avranno un impatto sulla trasformazione digitale nel corso dei prossimi anni: il dispositivo per la ripresa e la resilienza e la bussola per il decennio digitale. Ad oggi DESI utilizza 4 dimensioni o aree per rilevare i progressi compiuti in termini di digitalizzazione degli Stati membri, che sostituiscono la precedente struttura a cinque dimensioni: il capitale umano ovvero la misurazione delle competenze digitali di base, avanzate e relative agli specialisti nelle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione; la connettività, cioè viene misurata la diffusione della banda larga ultraveloce, la copertura e preparazione al 5G, oltre la diffusione e la qualità dell’infrastruttura a banda larga fissa e mobile; l’integrazione delle tecnologie digitali, ovvero l’indice va a monitorare la presenza di tecnologie come intelligenza artificiale, Cloud e Big Data o TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) per la sostenibilità ambientale; i servizi pubblici digitali, cioè viene misurato il grado di digitalizzazione dei servizi pubblici e di e-government relativi a cittadini e imprese e la disponibilità pubblica dei dati.

I rapporti DESI 2021 presentano per la maggior parte i dati del 2020 e forniscono una panoramica degli sviluppi chiave nell’economia e nella società digitali durante il primo anno della pandemia di COVID-19. Per l’edizione 2021 dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) l’Italia si colloca al 20º posto fra i 27 Stati membri dell’UE aumentando di posizioni rispetto a quanto annunciato nel DESI 2020 in cui occupava la 25° posto su 28 paesi membri. Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa è accaduto in Italia rispetto ad ogni singolo indicatore. Per quanto riguarda il capitale umano l’Italia è molto indietro rispetto ad altri paesi dell’UE infatti registra livelli di competenze digitali di base e avanzate bassi. Nello specifico l’Italia si colloca al 25º posto su 27 paesi dell’UE. Solo il 42 % delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede perlomeno competenze digitali di base (56 % nell’UE) e solo il 22 % dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (31 % nell’UE). La percentuale di specialisti TIC in Italia è pari al 3,6 % dell’occupazione totale, ancora al di sotto della media UE (4,3 %). L’Italia si colloca invece al 23º posto tra gli Stati membri dell’UE in termini di connettività.

A tal proposito è bene sottolineare un dato importante. Il 3,6 % delle famiglie nel 2020 disponeva di una velocità di almeno 1 Gbps, un notevole aumento rispetto al 2019 e una percentuale che pone l’Italia al di sopra della media UE per questo indicatore. Per quanto riguarda la copertura della banda larga veloce NGA, la percentuale di famiglie incluse è del 93 %, al di sopra della media UE pari all’87 %. Inoltre nel 2020, le autorità italiane hanno istituito la fase I del “Piano Voucher”, approvato dalla Commissione con la decisione C(2020)5269, destinato alle famiglie con un reddito lordo annuo inferiore ad euro 20.000 e che prevede un contributo fino a 500 EUR per l’ammodernamento di linee fisse o per l’attivazione di una nuova linea con una velocità di almeno 30 Mbps.

L’Italia sale in classifica per quanto riguarda l’integrazione delle tecnologie digitali collocandosi al 10º posto nell’UE. La maggior parte delle PMI italiane ha un livello di intensità digitale almeno di base (69 %, ben al di sopra della media UE del 60 %). Inoltre il 95 % delle imprese italiane utilizza la fatturazione elettronica ed il 38 % utilizza servizi cloud. Infine l’Italia si colloca al 18º posto nell’UE per quanto riguarda i servizi pubblici digitali. La percentuale di utenti online italiani che ricorre a servizi di e-government è passata dal 30 % nel 2019 al 36 % nel 2020 ma sempre al di sotto della media UE del 64 %. Nel 2020 e nel 2021 si è registrata una forte accelerazione nell’adozione di importanti piattaforme abilitanti per i servizi pubblici digitali. Basta pensare al numero di identità digitali emesse (SPID, il sistema di identità digitale conforme al regolamento eIDAS) ha raggiunto i 20 milioni in aprile 2021, con un aumento del 400 % rispetto ad aprile 2019; le amministrazioni pubbliche che utilizzano lo SPID hanno toccato quota 7 420, con un aumento dell’80 % rispetto al 2020.

Analizzato il digital divide tra l’Italia ed il resto dei paesi dell’UE puntiamo ora l’attenzione sulle disuguaglianze tra nord e Sud Italia. Secondo il rapporto Svimez 2021 in Italia persiste ancora un’enorme gap tra nord e sud a livello di digitalizzazione. Nello specifico al Sud è più elevata la frequenza di persone senza competenze digitali (4,3% della popolazione) o con competenze basse (47,8%), mentre nelle regioni settentrionali prevalgono coloro che hanno un alto livello di competenze digitali (32% nel Nord- Ovest e 30,8% nel Nord-Est).

A tal proposito il Pnrr dovrebbe produrre un impatto significativo sulle aree a maggior fabbisogno di investimenti per il completamento delle infrastrutture digitali e dovrebbe contribuire a colmare il notevole ritardo di offerta on line di servizi pubblici al cittadino degli Enti pubblici del Sud.

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