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L’agricoltura e le foreste, “pozzi” di carbonio per raggiungere gli obiettivi climatici

Lo scorso 14 luglio la Commissione europea ha adottato un pacchetto di proposte per indirizzare le politiche dell’UE in materia di clima, energia, uso del suolo, trasporti e fiscalità verso gli obiettivi del Green Deal: azzerare le emissioni di gas ad effetto serra entro il 2050, scollegare lo sviluppo economico dal depauperamento delle risorse, promuovere una crescita inclusiva. Le misure propose sono trasversali a tutti i settori produttivi ma l’agricoltura e le foreste sono chiamate a svolgere un ruolo particolare per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

La svolta ambientale che ha contraddistinto l’attuale legislatura comunitaria, fin dal suo primo insediamento a valle delle elezioni europee del 2019, comincia a produrre provvedimenti destinati ad avere un impatto diretto sulla vita dei cittadini. Al fine di dare concretezza alla strategia Green Deal, recentemente la Commissione ha prodotto un pacchetto di proposte denominato Fit for 55 package (qui la sintesi degli obiettivi del pacchetto) il cui obiettivo è finalizzare le politiche comunitarie in materia di clima, energia, uso del suolo, trasporti e fiscalità verso l’obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990.

Il Green Deal europeo: una strategia a 360°
Il Green Deal europeo: una strategia a 360°

L’impressionante serie di documenti prodotti dalla Commissione (7 proposte di regolamenti, 5 proposte di direttive e 1 proposta di decisione corredate da studi e ricerche, per un totale di quasi 4.500 pagine!) costituisce il primo passo di un percorso destinato a modificare profondamente l’assetto normativo che oggi regola gli ambiti che in qualche modo hanno a che fare con le tematiche ambientali, energetiche e della sostenibilità (qui la guida ai provvedimenti pubblicati).

In questo vasto repertorio di documenti, accanto alla proposta di revisione degli obiettivi di ciascuno Stato membro in termini di riduzione delle emissioni in atmosfera vengono presi in esame argomenti che spaziano dai meccanismi di scambio dei crediti di carbonio (ETS) ai sistemi di trasporto aereo, marittimo e automobilistico, dai combustibili alternativi alla efficienza energetica. La totalità di queste proposte si muove nel senso della “mitigazione” degli impatti generati dalle attività produttive sui cambiamenti climatici attraverso la riduzione delle emissioni ma c’è anche una proposta che affronta l’obiettivo della riduzione dei gas serra (o “gas climalteranti” o GHG) presenti in atmosfera dal punto di vista del loro “assorbimento”. La proposta di regolamento sull’uso del suolo, sulla silvicoltura e sull’agricoltura (COM(2021) 554 final) mira infatti a potenziare la creazione di “pozzi” di carbonio.

Ma come si collegano i pozzi di carbonio con i cambiamenti climatici e per quale motivo proprio l’agricoltura e la selvicoltura sono chiamate a svolgere questo particolare compito? La risposta sta nei processi ecologici ai quali partecipa il carbonio e nella sua capacità di combinarsi in diverse molecole che hanno effetti ambientali rilevanti.

È ormai noto che la principale causa del riscaldamento globale è data dall’effetto serra, una situazione generata dall’emissione nell’atmosfera di alcuni gas che interagiscono con gli scambi energetici tra la Terra e lo spazio esterno determinando l’aumento delle temperature e le conseguenze nefaste sul clima del nostro pianeta. Tra i principali gas che concorrono alla determinazione dell’effetto serra ci sono l’anidride carbonica e il metano (oltre a vapore acqueo, biossido di azoto e altre sostanze) le cui molecole contengono carbonio. La concentrazione di questi gas continua ad aumentare a livello globale a causa di fenomeni naturali ma, soprattutto, a seguito dello sviluppo dei processi di produzione di beni e servizi che contraddistingue il nostro tempo.

Per cercare di contrastare la concentrazione dei gas serra nell’atmosfera e porre un freno ai cambiamenti climatici si stanno adottando soluzioni che riducono le emissioni climalteranti intervenendo su processi produttivi, produzione di energia, trasporti, adottando tecnologie caratterizzate da livelli di emissioni sempre più ridotti. Una strada complementare è costituita dalla sottrazione del carbonio dall’atmosfera in modo da renderlo non più disponibile per costituire le molecole che determinano l’effetto serra. Questo processo è operato naturalmente dalla fotosintesi clorofilliana, il meccanismo biologico attraverso il quale le piante e altri organismi assorbono il carbonio presente nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica (CO2) e lo fissano in molecole di natura organica. Il materiale organico di cui sono formate le piante erbacee e gli alberi è quindi in parte costituito da carbonio e fintanto che questa sostanza si trova fissata nei tessuti vegetali non contribuisce a formare quei gas così dannosi per il clima della Terra.

Deve essere rilevato che la fissazione del carbonio nei tessuti vegetali non è “eterna”. Nel caso delle piante erbacee, infatti, una volta che queste hanno completato il loro ciclo biologico e deperiscono, o vengono raccolte nel caso delle produzioni agricole, vanno incontro a processi degenerativi (consumo umano/animale, mineralizzazione, putrefazione, compostaggio, ecc.) che riattivano il ciclo del carbonio che quindi può tornare in atmosfera. Anche nel caso del legno avviene lo stesso processo ma in questo caso i tempi sono molto più lunghi in quanto si tratta di un materiale i cui processi degenerativi avvengono più lentamente, fino “quasi” ad arrestarsi nel caso in cui il legno venga utilizzato per costruire opere destinate a durare nel tempo (i pali in legno che sorreggono Venezia sono al loro posto, con il loro contenuto di carbonio, da oltre 1500 anni!). Tuttavia, anche nel caso delle piante erbacee si possono determinare effetti di stoccaggio del carbonio di lunga durata; in particolare i residui colturali che restano in campo dopo la raccolta dei prodotti agricoli e che vengono incorporati nel terreno possono subire processi naturali di stabilizzazione della sostanza organica che quindi permane nel terreno per tempi lunghi, ad esempio sottoforma di humus. Di conseguenza tutte le pratiche agricole che favoriscono l’incorporazione e la conservazione e l’accumulo della sostanza organica nel terreno hanno a loro volta un effetto importante di sottrazione del carbonio dall’atmosfera e, di conseguenza, di contrasto al cambiamento climatico.

Le piante contribuiscono allo stoccaggio del carbonio

Sulla base di questi presupposti scientifici, la proposta di regolamento comunitaria intende stimolare la diffusione di pratiche agricole e selvicolturali conservative, cioè orientate a promuovere la conservazione del carbonio nelle matrici organiche, con l’obiettivo di assorbire 310 milioni di tonnellate di anidride carbonica entro il 2030 e di raggiungere entro il 2035 la “neutralità climatica” (quantità di emissioni pari alla quantità di assorbimenti) nei settori dell’uso del suolo, della silvicoltura e dell’agricoltura, comprese le emissioni agricole diverse dalla anidride carbonica, come quelle derivanti dall’uso di fertilizzanti e dall’allevamento.

Relativamente all’agricoltura le pratiche colturali ritenute efficaci per raggiungere gli obiettivi proposti sono soprattutto quelle che hanno un effetto sull’accumulo di sostanza organica nel suolo. Questo risultato può essere raggiunto promuovendo la conservazione dei residui colturali nel terreno e soprattutto evitando per quanto possibile le lavorazioni meccaniche profonde e maggiormente invasive. Queste, infatti, tendono a frantumare la sostanza organica presente nel terreno e a portarla a contatto con l’ossigeno atmosferico stimolando processi di mineralizzazione e ri-emissione nell’atmosfera di anidride carbonica, riducendo lo stoccaggio nel suolo. Alcune tecniche agronomiche messe a punto recentemente e raggruppate con il termine di “agricoltura blu” o “agricoltura conservativa” si muovono nella direzione di ridurre il disturbo arrecato al suolo dalle pratiche colturali, eliminare lavorazioni quali l’aratura e favorire l’accumulo di sostanza organica nel terreno sotto forma di composti stabili come gli acidi umici e fulvici, che contribuiscono anche ad esaltare la fertilità dei suoli.

L’agricoltura conservativa e gli alberi contrastano il cambiamento climatico

Lo scorso 1° giugno la Commissione europea ha formalmente concluso un percorso di valutazione avviato nel 2017 volto a verificare la capacità della politica agricola (PAC) di contribuire in modo efficace ed efficiente alla sfida climatica. Il rapporto ha evidenziato come solo le misure del greening, cioè le pratiche favorevoli all’ambiente e al clima che vengono adottate dagli agricoltori che percepiscono aiuti diretti, abbiano garantito uno stoccaggio di carbonio corrispondente a 19,8 milioni di tonnellate CO2eq[1] a fronte di una spesa complessiva di 6,1 miliardi di euro. A partire dal 2023 la nuova PAC dovrebbe introdurre il carbon farming, un meccanismo per pagare gli agricoltori disponibili a rinunciare alle massime rese produttive introducendo pratiche colturali che promuovano la cattura di CO2 e questa iniziativa sta accendendo molte aspettative.

Per quanto riguarda la silvicoltura, la proposta della Commissione europea mira soprattutto a consolidare la strategia forestale dell’UE e la strategia per la biodiversità nella misura in cui tali iniziative favoriscono l’accumulo di legno la cui matrice organica prevalente, la lignina, contiene carbonio sottratto all’atmosfera durante la crescita degli alberi. La prima delle due strategie riconosce quindi il ruolo fondamentale delle foreste e delle filiere forestali come strumento per promuovere lo stoccaggio del carbonio; la seconda persegue obiettivi maggiormente naturalistici ma che non di meno possono contribuire ad accumulare carbonio come la messa a dimora di almeno tre miliardi di alberi entro il 2030, nel rispetto di principi ecologici, naturalistici, di gestione forestale sostenibile e protezione di tutte le foreste primarie e antiche.

 

[1] La CO2eq. è l’unità di misura utilizzata per misurare gli effetti climatici dei gas serra.

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