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Biodiversità mondiale: Cop15 tra negoziati e rinvii

Come si evince dal sesto rapporto di valutazione dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) “il mondo ha una breve finestra che si sta rapidamente chiudendo per garantire un futuro vivibile. Per questo, sono necessarie azioni urgenti per il ripristino degli ecosistemi degradati, entro il prossimo decennio, per mitigare gli impatti del cambiamento climatico, in particolare ripristinando le zone umide e i fiumi degradati, le foreste e gli ecosistemi agricoli.”

A tal fine il 15 ottobre 2021 si è chiusa a Kunming, in Cina, la prima parte della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica, meglio conosciuta come COP15. La seconda parte della COP15 si dovrebbe svolgere sempre a Kunming nel 2022.

Durante la prima parte dei negoziati le parti interessate hanno riaffermato il loro impegno ad intraprendere azioni per realizzare una trasformazione nel rapporto della società con la biodiversità ed a raggiungere la visione 2050 di vivere in armonia con la natura, adottando la Dichiarazione di Kunming.

Questo impegno politico dovrebbe ora tradursi in un sostegno concreto a un ambizioso quadro globale in materia di biodiversità e alla sua piena attuazione.

Purtroppo tali negoziati hanno già subito un rallentamento a causa della pandemia: la Convenzione sulla diversità biologica (CBD) avrebbe dovuto culminare con l’adozione del quadro globale della biodiversità post-2020 (Global Biodiversity Framework – GBF) in occasione della COP 15 originariamente programmata per ottobre 2020.

Biodiversità

La biodiversità (diversità biologica) è la varietà e la variabilità della vita sulla Terra in tutte le sue forme e interazioni. Essa comprende la diversità all’interno di ogni specie, tra le specie e degli ecosistemi.

Ecosistema

Si tratta di una vasta comunità di organismi viventi in una determinata area. Le sue componenti viventi e fisiche sono collegate tra loro attraverso i cicli dei nutrienti e i flussi di energia.

Dopo una serie di rinvii, la CBD ha infatti organizzato tre riunioni che si sono tenute a Ginevra dal 14 al 29 marzo per discutere dello stato di salute delle specie animali e vegetali nel nostro pianeta e arrivare a una bozza che dovrebbe essere finalizzata durante la seconda parte della Conferenza Onu sulla biodiversità. L’incontro, oltre a dover raggiungere un nuovo accordo che miri ad arrestare e invertire la perdita di piante, animali ed ecosistemi in tutto il mondo, avrebbe anche dovuto decidere e annunciare le date della COP15.

In altre parole, gli incontri di Ginevra rappresentavano l’ultima opportunità ufficiale di negoziato per i governi prima che l’accordo decennale venisse adottato alla COP15.

Purtroppo, ad oggi, l’accordo non è pronto, a causa della inevitabile lentezza con la quale sono procedute le negoziazioni frenate stavolta dagli eventi bellici in Ucraina, per cui i delegati hanno deciso di programmare una nuova sessione che si terrà a Nairobi dal 21 al 26 giugno 2022.

Il testo del Framework Globale per la Biodiversità è infatti molto complesso, comprendendo quattro goals di lungo periodo, con orizzonte temporale al 2050 e delle milestones relative a ogni goals, con obiettivo temporale al 2030, e ad oggi risulta con ancora moltissime parti tra parentesi e numerose proposte alternative.

Durante i precedenti negoziati i delegati si sono impegnati a far includere nell’accordo almeno i seguenti punti:

  • obiettivi e traguardi ambiziosi e misurabili (i paesi hanno richiesto che i 4 goals e i 21 targets siano misurabili e che abbiano degli indicatori chiari), tesi al ripristino, alla resilienza e alla protezione adeguata di tutti gli ecosistemi del mondo entro il 2050;
  • il cosiddetto traguardo del “30×30“, ovvero la protezione di almeno il 30% della terra e del 30% dei mari a livello globale entro il 2030;
  • disposizioni operative per mobilitare finanziamenti e altri mezzi di attuazione, e processo di implementazione, monitoraggio e revisione efficace;
  • condivisione giusta ed equa dei benefici derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche connesse alla biodiversità;
  • rispetto dei diritti delle popolazioni indigene e piena ed effettiva partecipazione di queste popolazioni.

Ma il futuro della biodiversità si gioca soprattuttuto sul budget di risorse che gli Stati vorranno effettivamente mettere a dispozione a sostegno di investimenti pubblici e privati in soluzioni basate sulla natura.

Il rapporto “The State of Finance of Nature”  pubblicato lo scorso anno da UNEP, WEF, ELD, Vivid Economics, chiede che gli investimenti in soluzioni basate sulla natura triplichino entro il 2030 e quadruplicano entro il 2050 rispetto al livello attuale, segnalando inoltre che, sebbene un aumento dei finanziamenti pubblici aiuterebbe a colmare parte del divario, è necessario un aumento significativo degli investimenti del settore privato in soluzioni basate sulla natura. Intanto la Commissione Europea aveva già programmato, in occasione dell’approvazione della Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, uno stanziamento di 20 miliardi di EUR l’anno per la protezione e la promozione della biodiversità tramite i fondi dell’UE e finanziamenti nazionali e privati.

 

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