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La trasformazione dell’economia europea per un futuro sostenibile Dal Green Deal al Just Transition Fund

Alla luce dei dati scientifici più recenti e vista la necessità di intensificare l’azione globale per il clima, il Consiglio europeo del 12 dicembre 2019 ha approvato l’obiettivo di realizzare un’Unione a impatto climatico zero entro il 2050, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Si tratta di una strategia di crescita che mira a trasformare l’Europa in una società equa e prospera che ambisce a proteggere, conservare e rafforzare il capitale naturale nonché proteggere la salute e il benessere dei cittadini dai rischi ambientali. Al contempo, la trasformazione dell’economia europea per un futuro sostenibile deve avvenire attraverso una transazione equa e inclusiva. 

Il Green Deal diviene parte integrante della strategia europea tesa ad attuare l’Agenda delle Nazioni unite per il 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Infatti, già nel settembre 2015, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, i paesi di tutto il mondo hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), decidendo così un elenco concreto di “cose da fare per le persone e il pianeta”. I leader mondiali si sono impegnati ad eliminare la povertà, proteggere il pianeta e garantire pace e prosperità per tutti. Gli OSS, insieme all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, costituiscono la tabella di marcia per un mondo migliore e per il quadro globale di cooperazione internazionale in materia di sviluppo sostenibile e relative dimensioni economiche, sociali, ambientali e di governance. L’UE è stata una delle forze trainanti dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e si è pienamente impegnata a darvi attuazione. La consapevolezza che tale ambizioso obiettivo non può essere raggiunto attraverso azioni isolate, ha indotto la Commissione a prevedere non solo il restyling della politica ambientale rispetto all’economia, industria, produzione e consumo, ma anche un impianto legislativo coerente e tale da assicurare l’implementazione di tali politiche.

Quella che sembrava apparire come una sfida urgente è divenuta per la Commissione un opportunità unica che parte dalla definizione di una “politica profondamente trasformista” orientata ad innalzare l’ambizione climatica dell’UE per il 2030 e 2050. A tal riguardo la grande innovazione è la prima Legge europea per il clima la cui proposta è stata presentata il 4 marzo 2020 dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, aprendo una fase di consultazione di dodici settimane. Con la legge europea sul clima, la Commissione propone un obiettivo giuridicamente vincolante di azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050. Le istituzioni dell’UE e gli Stati membri sono tenuti ad adottare insieme le misure necessarie al loro livello per raggiungere questo obiettivo. L’intento è assicurare che tutta la politica europea contribuisca al raggiungimento della neutralità climatica e che ciascun settore faccia la sua parte. Tale politica impone un ulteriore decarbonizzazione del sistema energetico e la conversione industriale rispetto alla quale la Commissione adotterà nei prossimi mesi La strategia europea industriale per indirizzare la doppia sfida della trasformazione verde e digitale.

Insieme alla strategia industriale, l’economia europea sarà rinnovata grazie ad un Piano di azione per una nuova economia circolare che incide sullo stile di vita dei cittadini, partendo da una politica di prodotto sostenibile, passando per una strategia per la mobilità sostenibile e intelligente, fino ad arrivare alla progettazione di un sistema alimentare equo, sano, ed eco-friendly. In tal senso, la Commissione intende approvare la Strategia “Farm to Fork” e propone che almeno il 40% delle risorse per la Politica Agricola Comune 2021/2017 e almeno il 30% delle risorse per il FEAMP siano destinate alle azioni per il clima. La strategia imporrà altresì la riduzione significativa dell’uso dei pesticidi chimici, così come fertilizzanti e antibiotici.

Anche l’ecosistema e la biodiversità saranno destinatarie di una strategia lungimarante che imporrà la revisione della rete Natura 2000 e il rafforzamento delle azioni di cooperazione transfrontaliera per preservare e ripristinare in maniera più efficace le aree interessate da Rete Natura 2000, oltre che far crescere sia in quantità che qualità le foreste europee. Rispetto agli ecosistemi, attenzione particolare sarà posta anche sulla “Blue Economy” e sul ruolo degli oceani e del mare nel raggiungimento degli ambiziosi obiettivi climatici.

Alla luce di questa politica trasformista, l’European Green Deal impone investimenti significativi. La Commisione ha stimato 260 miliardi di euro in investimenti annuali aggiuntivi. In tale contesto gioca un ruolo fondamentale il Bilancio dell’UE. La Commissione ha proposto un target del 25% per l’obiettivo clima attraverso i programmi europei (per un importo pari a 320 miliardi di euro). La Commissione ha anche proposto un nuovo meccanismo di “risorse proprie” uno dei quali è basato sui rifiuti da imballaggi di plastica non riciclabile.

La lotta al cambiamento climatico sarà altresì raggiunta con almento il 30% delle risorse del fondo InvestEU attraverso un sistema di garanzia e cooperazioni rafforzato con banche e istituti finanziari che possono incoraggiare una conversione verde delle attività. 

Altro protagonista di questo processo è la BEI, che dal canto suo si punta a raddoppiare il suo impegno climatico dal 25% al 50% entro il 2025, diventando così Banca Europea del Clima.

Infine, l’altro pilastro per raggiungere gli obiettivi della transizione equa è la costituzione del Fondo di Transazione Equa (Just Transition Fund) concepito per non lasciare nessuno indietro. Il meccanismo di transizione equa si concentrerà sulle regioni e sui settori che sono più coinvolti dalla transizione perché maggiormente dipendenti dal combustibile fossile. Esso si aggiungerà al sostanzioso contributo fornito dal bilancio dell’UE tramite tutti gli strumenti direttamente attinenti alla transizione, in particolare il Fondo europeo di sviluppo regionale (“FESR”) e il Fondo sociale europeo Plus (“FSE+”).

Tale Fondo sarà pertanto istituito nell’ambito della Politica di coesione, che costituisce il principale strumento politico dell’UE per ridurre le disparità regionali e far fronte ai cambiamenti strutturali nelle regioni europee, e perseguirà gli obiettivi della politica di coesione nel contesto specifico della transizione verso la neutralità climatica.

Il metodo di assegnazione delle risorse terrà conto dell’entità delle sfide dovute alla transizione cui devono far fronte le regioni a più alta intensità di gas a effetto serra (attraverso le corrispondenti emissioni industriali di CO2), delle sfide sociali determinate dalle potenziali perdite occupazionali nel settore industriale, dell’estrazione di carbone e lignite e della produzione di torba e scisto bituminoso. Il metodo terrà conto anche del livello di sviluppo economico degli Stati membri e della relativa capacità di investimento. Tale metodo prevede che gli Stati membri integreranno la dotazione del Fondo per una transizione giusta ad essi assegnata con le loro risorse a titolo del FESR e del FSE+ attraverso un meccanismo di trasferimento specifico e definitivo e forniranno risorse nazionali a integrazione delle risorse dell’Unione. L’integrazione e il trasferimento delle risorse avverranno sulla base di Piani territoriali per una transizione giusta predisposti dallo Stato Membro rispetto ai territori interessati dalla transizione equa.

Per ciascuno di questi territori i piani territoriali per una transizione giusta definiranno le sfide sociali, economiche e ambientali e forniranno dettagli in merito alle necessità di diversificazione economica, riqualificazione professionale e risanamento ambientale, a seconda dei casi.

I piani territoriali per una transizione giusta saranno integrati nei programmi e saranno adottati mediante la stessa decisione della Commissione di approvazione del Programma. L’approvazione consentirà di erogare il sostegno non solo a titolo del Fondo per una transizione giusta, ma anche del regime specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU e dello strumento di prestito per il settore pubblico attuato in partenariato con la BEI, che sosterrà gli investimenti a favore dei territori interessati.

La Commissione assisterà gli Stati membri nella preparazione dei rispettivi piani territoriali per una transizione giusta fin dal 2020. Il polo di consulenza InvestEU, che comprende JASPERS (un’iniziativa congiunta Commissione europea-BEI per lo sviluppo di progetti per i Fondi strutturali), offrirà inoltre sostegno per la preparazione della riserva di progetti per garantire un immediata attuazione dei programmi.

In conclusione, appare chiaro che rendere l’Europa climaticamente neutra e proteggere il nostro habitat naturale non è più una strategia trasversale ma mission della politica di sviluppo europea rispetto alla quale si sviluppa un’architettura legislativa e programmatica capace di generare impatti significativi e positivi per le persone, per il pianeta e per l’economia.

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