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Daniele Leodori (V.Presidente Regione Lazio) : aver chiaro da subito il senso di una sfida di livello europeo

Vice Presidente Leodori,  l’Italia a causa della pandemia rischia un “ingorgo”, forse anche positivo, per l’ingente quantità di fondi possibili, che però mette assieme la fine del settennio 2014-2020 il PNNR e il prossimo settennio 2021-2027. Come vi state attrezzando per seguire tutte e tre le “partite”, che interessano ovviamente tutte le regioni italiane? 

La pandemia ha segnato un vero spartiacque non solo per il nostro Paese, ma per l’Europa nel suo insieme. Pensiamo soltanto al significato politico, oltre che economico, di un atto come l’approvazione del Recovery Fund. Da molti punti di vista il segno di un’Europa che, di fronte alle centinaia di migliaia di vittime e alla crisi sociale, ritrova la sua anima e la sua vera vocazione. Sappiamo che la sfida dei prossimi anni si giocherà su tre livelli: sconfiggere il virus, rilanciare le economie dei nostri territori, sostenere le persone in difficoltà ritrovando coesione e solidarietà sociale. 

Come Regione Lazio abbiamo avuto chiaro sin da subito il senso storico di questa sfida. Per queste ragioni, già durante le prime settimane di pandemia abbiamo dato vita a un percorso aperto e partecipato, chiamato LazioLab, in cui grazie al contributo di esperti e accademici che si sono prestati a titolo gratuito abbiamo potuto individuare alcune linee guida sull’uso delle risorse nazionali, regionali e soprattutto europee di cui potremo disporre nei prossimi mesi. Un laboratorio che ha avviato un percorso partecipato: tutte le proposte sono infatti state poi sottoposte al confronto con i territori, con i rappresentanti del mondo produttivo, del lavoro e delle istituzioni. 

Il passo immediatamente successivo è stato quello di avviare la definizione delle linee di indirizzo della programmazione 2021-2027, che sono in approvazione in Consiglio regionale. Allo stesso tempo, grazie agli accordi siglati con il Governo, abbiamo potuto rimodulare una parte delle risorse europee del ciclo 2014-2020 per contrastare in maniera ancora più efficace gli effetti della pandemia. 

Insomma, se per la prima volta dopo tanti anni non abbiamo il problema di reperire le risorse, che saranno copiose grazie soprattutto all’impegno dell’Unione Europea, allo stesso tempo non ci siamo fatti trovare impreparati agli appuntamenti di questo autunno, e abbiamo già definito alcune linee operative chiare su cui, previo confronto in Consiglio regionale, potremo indirizzare le misure e le risorse europee senza perdere tempo. I fondi del Recovery Fund saranno in particolare stanziati per le infrastrutture, digitali e fisiche, e per il capitale umano, formazione e politiche di genere, tematiche prioritarie per questa amministrazione. 

Reputa che la Regione abbia acquisito un forte grado di conoscenza, di programmazione e di consapevolezza, in tutti i settori amministrati sull’uso dei fondi europei in questi anni? 

La nostra idea guida, anche nella vecchia programmazione 2014-2020, è stata – e lo sarà ancora nel prossimo ciclo 2021-2027 – definire quella che abbiamo chiamato una “strategia unitaria di utilizzo delle risorse”, là dove cioè si partiva dai progetti e dalle idee e intorno a quelli definivamo gli stanziamenti usando in un’ottica davvero integrata i fondi regionali, nazionali ed europei. È stato un cambio di passo strutturale che ha imposto alla Regione tutta un nuovo metodo di lavoro sia nella fase di programmazione che in quella successiva di attuazione delle misure. Allo stesso tempo, il nostro assillo costante è stata la partecipazione e il confronto sui territori e con gli stakeholder. Confronto, programmazione e, aggiungo, verifica dei risultati. Oggi i numeri ci dicono che non siamo più la Regione cenerentola nell’uso delle risorse europee e che grazie allo sforzo di tutti, dai dirigenti ai funzionari fino alle società regionali di servizio, abbiamo raggiunto livelli molto importanti di impiego e di certificazione della spesa.

Cosa vorrebbe o potrebbe migliorare, e cosa si aspetta dallo Stato nazionale rispetto a queste tematiche: più sostegno politico nella Ue, più formazione del personale, oppure una maggiore condivisione di tematiche e metodologie? 

Credo che il tema più urgente riguardi la semplificazione. Su questo tutti dobbiamo fare uno sforzo in più. Semplificare non vuol dire solo accelerare le procedure e ridurre costi e pratiche a carico di cittadini e imprese, ma significa anche allargare la platea dei potenziali beneficiari a cui ti rivolgi. Quella della semplificazione sarà, io credo, una delle sfide principali dei prossimi mesi, propedeutica all’effettiva capacità di utilizzare nel modo migliore le risorse di cui disporremo. Durante il lockdown della primavera scorsa, nelle nostre misure per le imprese e i cittadini abbiamo già attivato alcuni forti interventi in questo senso. Ma è evidente che serve uno sforzo ulteriore. Sono ottimista, perché credo che anche in questo la crisi imposta dal Covid-19 abbia diffuso nelle classi dirigenti, come tra i cittadini, la percezione diffusa di un’esigenza di un cambio di passo. 

Qual è in genere lo stato dell’arte di utilizzo dei fondi europei nella  Regione Lazio? Ci sono settori dove lei ritiene che ci siano state politiche innovative che andrebbero seguite? Metodi di lavoro che potrebbero essere messi a disposizione anche delle altre Regioni oppure segnalarci alcuni progetti o sperimentazioni che secondo lei sono di livello e di standard europeo che varrebbe la pena seguire e di cui è particolarmente orgoglioso? 

Come dicevo prima, lo stato dell’arte mi pare buono, al netto del fatto che tutto sia perfettibile e migliorabile. Fin dalla scorsa primavera, grazie al lavoro di tante persone e dei nostri uffici, siamo riusciti a dare una risposta immediata, in poche settimane, agli effetti della pandemia, con interventi sul territorio pari a quasi un miliardo di euro. Questo è stato possibile grazie alla rimodulazione fatta in corso d’opera delle risorse 2014-2020, veicolandole verso politiche di sostegno all’offerta (con oltre 400 milioni distribuiti a circa 35mila imprese grazie anche a un accordo con Cassa Depositi e Prestiti), alla domanda e alla tenuta della coesione sociale. Più in generale credo che in questi anni abbiamo utilizzato le risorse per sostenere l’innovazione e il riposizionamento competitivo delle imprese. 

Lo abbiamo fatto su tematiche che oggi tornano di grande attualità nella risposta che dobbiamo dare alla crisi da Covid-19: penso agli interventi per le startup innovative, per la digitalizzazione delle imprese, a quelli per la costruzione di infrastrutture della ricerca funzionali al trasferimento tecnologico. Ancora, penso, ad esempio, agli oltre 100 milioni allocati per la reindustrializzazione e l’industria 4.0, agli oltre 30 milioni per l’internazionalizzazione delle PMI, alla strategia per il Venture Capital, finanziato con fondi POR FESR, che ci ha portati a essere una delle best practice a livello nazionale.  

Insomma, la sfida del Covid e del dopo Covid non ci troverà impreparati. Abbiamo già orientato i nostri interventi in quelli che saranno i processi e i settori più rilevanti nei prossimi anni, il nostro obiettivo è farlo di più e farlo meglio proprio perché questa pandemia impone un’accelerazione di molti processi. Infine, vorrei sottolineare un’ultima cosa: i risultati che abbiamo raggiunto sono stati possibili perché il Lazio è dotato di un tessuto produttivo molto più ricettivo all’innovazione di quanto generalmente si pensi. È grazie alle nostre imprese, nelle loro diverse forme e dimensione, è grazie ai nostri laboratori di ricerca, è grazie all’impegno di migliaia di imprenditori e lavoratori che le politiche da noi impostate hanno potuto avere effetto sul territorio. Per questo dobbiamo davvero ringraziare il nostro tessuto economico, e l’impegno è quello di adoperarci nei prossimi anni perché i benefici dell’innovazione possano diffondersi a tutto il tessuto produttivo. La sfida del “modello Lazio” è mettere a sistema queste eccellenze del nostro territorio, per questo stiamo costruendo una rete di collaborazioni tra PMI, grandi imprese, enti di ricerca, università, startup e innovatori, con l’obiettivo di migliorare e crescere grazie al contributo di tutti.

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